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PARADONTOLOGIA

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INTRODUZIONE

È quella disciplina medica della branca odontoiatrica, che si occupa delle strutture di sostegno del dente, cioè di tutto ciò che lo circonda: gengiva, legamento parodontale, cemento radicolare ed osso alveolare.

È noto che l’osso esiste in funzione del dente (ed eventualmente degli impianti dentari): se questo viene a mancare l’osso si riassorbe e si rimodella in base alla nuova condizione anatomica che si viene a creare.

Questo pone i presupposti prioritari dell’importanza di mantenere gli elementi dentari (o gli impianti) in bocca in quanto senza di essi, il sostegno principale viene a mancare ed assieme ad esso vengono perdute molte delle funzioni che l’apparato oro- buccale dovrebbe assolvere.

La parodontologia nello specifico, si occupa della cura delle patologie dei tessuti di sostegno del dente; nel caso della gengivite sarà sufficiente uno scaling sopragenivale (ablazione del tartaro); di fronte a patologie più gravi si ricorrerà invece alla levigatura, che detossificando le superfici radicolari ed i tessuti molli, consentirà il mantenimento del legame tra dente e parodonto.

A tal proposito è utile sapere che la parola Parodonto deriva dal greco, da “parà” e “odontòs”, che significa “intorno” al “dente”; quindi la Parodontologia è quella branca della scienza odontoiatrica che si occupa, come dice la parola stessa, di tutto ciò che sta intorno al dente.

Da cosa è formato il PARODONTO?

Il dente è l’unità funzionale della cavità orale ed è circondato e sostenuto da alcune strutture molto importanti; esse sono:

La Gengiva

È quella porzione di tessuto, in genere di colore rosa perlato, che ricopre le strutture ossee sottostanti; essa ha la funzione di circondare e proteggere le strutture della bocca, da eventuali traumi o agenti microbici. La gengiva fa parte dei tessuti detti “mucose”, che rivestono interamente la cavità orale. Quando si innesca un’infiammazione, tali tessuti reagiscono cambiando il loro colore, da rosa a rosso acceso; in conseguenza allo stimolo irritatorio si gonfiano e sanguinano. Tutti gli stimoli che interessano la gengiva danno sintomatologia algica, cioè provocano dolore, che in genere scompare al cessare dello stimolo infiammatorio, provocato ad esempio dalla placca batterica che non viene rimossa bene durante l’igiene orale domiciliare.

L’Osso Alveolare

È la porzione delle ossa mascellari all’interno della quale sono inseriti gli elementi dentari. È la struttura di sostegno dei denti e sussiste in funzione di essi. Esso è mantenuto sano grazie alla protezione della gengiva; in presenza di uno stato di infiammazione della gengiva, viene meno l’effetto barriera di quest’ultima nei confronti dei batteri. Si viene così a creare un tramite all’interno del quale i microrganismi si possono moltiplicare indisturbati, riuscendo così a raggiungere l’osso; questo per reazione immunitaria tenderà a riassorbirsi, senza possibilità di rigenerazione spontanea.

Il Legamento Parodontale

È un tessuto di natura connettivale, che unisce il dente all’osso e possiede come funzione l’ammortizzamento dei carichi masticatori; in breve evita che la forza derivante dall’attività masticatoria possa scaricarsi direttamente sull’osso che in tal caso, non sopportando tale pressione, entrerebbe in necrosi. Esso consente inoltre alla gengiva di potersi ancorare tenacemente al dente impedendo così alle specie batteriche di poter creare un canale di accesso al di sotto di essa.

Il Cemento Radicolare

È un tessuto duro, calcificato, che ricopre la superficie delle radici degli elementi dentari; come sua funzione principale ha il compito di assicurare l’attacco delle fibre del legamento parodontale alla radice del dente.

Patologia che colpisce il Parodonto superficiale: La Gengivite

La gengivite è un’infiammazione della gengiva marginale, rappresenta l’insieme delle modificazioni che si manifestano a livello del tessuto mucoso quando questo sia stato a contatto con agenti patogeni tali da non distruggere in modo rapido e completo il tessuto, ma solo capaci di danneggialo progressivamente; rappresenta quindi un meccanismo di difesa e di riparazione dei danni provocati da agenti lesivi e patogeni: di fronte ad un insulto di natura traumatica o microbica i tessuti vanno incontro a reazioni, cellulari e metaboliche, che si amplificano e si condizionano vicendevolmente, detrminando un accumulo di fluidi e leucociti nel sito dell’offesa.

I segni in base ai quali la si può riconoscere sono: rossore, sanguinamento e dolore (tumefazione e mal funzionamento della zona colpita).

La gengivite è una flogosi (infiammazione) acuta, che colpisce la stragrande maggioranza dei soggetti, che possiedono abitudini di igiene orale errate.

Essa è provocata dalla presenza prolungata di placca batterica, una patina lattiginosa biancastra, che ad occhio nudo potrebbe non essere visibile, ma si evidenzia mediante rivelatori cromatici di placca (acquistabili presso farmacie).

Cosa fare? / 1

La formazione della placca batterica non può essere arrestata per sempre in nessun modo, può esserne solo ostacolata la formazione, mediante:

- la regolarità dello spazzolamento domiciliare,

- l’utilizzo del filo interdentale appropriato alle esigenze soggettive,

- visite di controllo periodiche presso il proprio centro/studio odontoiatrico.

La gengivite, essendo una patologia infiammatoria acuta, se presa in tempo, può evolversi in una guarigione totale e completa del tessuto mucoso marginale, non apportando danni permanenti grazie ad una restitutio ad integrum, mediata dalla formazione di tessuto di riparazione, attivata dai sistemi reattivi del nostro organismo.

Qualora la flogosi dovesse degenerare, si va incontro a processi sub- acuti, che cronicizzano tale irritazione marginale, trasformandola in patologia infiammatoria cronica degenerativa, con conseguenze ed esiti non sempre favorevoli.

Il cronicizzarsi dell’infiammazione, non evidenzia segni sintomatici, a differenza della gengivite, che essendo di natura acuta si manifesta con il segno rivelatore del dolore e del sanguinamento!

La permanenza della gengivite degenera verso l’avanzamento, da parte dei fattoti patogeni, dei tessuti di sostegno del dente al di sotto della gengiva, che in tal modo si distruggono e non si rigenerano più.

Si arriva così alla parodontosi, che porta ad un risultato terapeutico irreversibile con l’impossibilità alla restituito ad integrum; vale a dire, che il progredire della patologia porta alla distruzione di tessuto osseo di sostegno e ciò che è andato perduto non si può più rigenerare mediante meccanismi di riparazione, perciò si può solo ripristinare un nuovo stato di salute parodontale, ma adattandosi alla condizione, che si presenta al momento della cura.

Patologia che colpisce il Parodonto profondo: La Parodontite (Piorrea)

La parodontite è una patologia cronica multifattoriale ad etiologia prettamente batterica, che colpisce i tessuti di sostegno del dente. Il suo segno distintivo, che ne consente il riconoscimento è la “tasca parodontale”; essa si forma in seguito allo spostamento in direzione apicale dell’epitelio giunzionale, determinandone un solco profondo nel quale si innescano complessi meccanismi infiammatori.

Delle 500 specie di batteri presenti nel cavo orale, poche sono correlate alla parodontite, ma quattro sono fortemente associate:

- Porphyromonas gingivalis

- Bacteroides forsytus

- Prevotella intermedia

- Actinobacillus actinomycetem comitans

Cosa Fare? / 2

La patogenesi della parodontite possiede la sua origine nella placca batterica, che stimola la reazione da parte dell’organismo di complessi sistemi immunitari concatenati, i quali determinano una reazione tissutale, danneggiando irreversibilmente le strutture di sostegno del dente.

Gli agenti patogeni, come la complessa organizzazione della placca batterica, però non sono sufficienti per lo sviluppo della malattia, la quale per insediarsi e progredire ha bisogno della concomitanza di diversi fattori:

- suscettibilità dell’ospite (tendenza ad ammalarsi)

- presenza di germi patogeni specifici e virulenti (GRAM negativi)

- assenza di specie batteriche benefiche (saprofiti)

- ambiente orale favorevole (Ph acido)

Correlati a tali mediatori vi sono i fattori di rischio che si dividono in:

Fattori di rischio Acquisiti come il DIABETE; infatti nel paziente diabetico non in terapia insulinica, la parodontopatia è più (due/ tre volte) diffusa a causa di:

- alterazioni vascolari,

- disfunzione dei leucociti,

- ridotta ossigenazione dei tessuti,

- mancata eliminazione delle tossine

Nei fattori di rischio Ambientali come il FUMO: la possibilità di sviluppare una forma grave di parodontopatia è triplicata, rispetto ai non fumatori perché la minore ossigenazione dei tessuti produce:

- Aggregazione della carica batterica

- Alterazione chemiotassi, con diminuzione della fagocitosi leucocitaria

- la presenza di Nicotina, agente vasocostrittore, che maschera l’infiammazione dei tessuti, il sanguinamento e la formazione di tasche.

Nei fattori di rischio Genetici è stata dimostrata un’ereditarietà autosomica dominante ad insorgenza precoce della parodontite dovuta a:

- riduzione del numero di neutrofili

- minore produzione di immunoglobuline gamma G (IgG)

- alterazione della funzione dei monociti macrofagi

Sulla base delle recenti scoperte genetiche sarà possibile individuare i soggetti che possiedono suscettibilità alla malattia, mediante particolari esami specifici, che ancora sono in fase di sperimentazione.

La parodontopatia però, non solo è causata da fattori di rischio endogeni o esogeni, ma diviene essa stessa componente nociva, che amplifica gli effetti patologici già presenti, agendo in sinergia con fattori infiammatori già attivi nell’organismo, innescati da altre affezioni; ad esempio le malattie cardiovascolari, possono essere provocate dalla presenza di citochine, secondarie alla parodontite, oppure dalla presenza di entrambe le specie batteriche (Streptococcus sanguis e Porphyromonas gingivalis); mentre in gravidanza può portare a delle complicanze; si è visto infatti che donne parodontopatiche danno alla luce, con maggiore frequenza, bambini prematuri e sotto peso (< 2500 gr), per la presenza nel sangue delle gestanti di mediatori pro- infiammatori.

 
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