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ORTODONZIA

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INTRODUZIONE

L’ortodonzia è una branca dell’odontoiatria che studia le “malocclusioni dentali”, ovvero la malposizione dei denti nell’ambito delle arcate dentarie ed in relazione tra di loro. Malocclusione significa letteralmente "cattiva occlusione", cioè cattiva relazione di contatto tra i denti, anche se oggi il termine viene utilizzato anche per indicare semplici disallineamenti dentali che comportano solamente alterazioni nell'estetica del sorriso. Avvalendosi dell’uso di apparecchiature sia fisse che mobili, l’ortodonzia si pone come obiettivo quello di ripristinare l’armonia ed i corretti rapporti tra gli elementi dentari e le basi ossee mascellari (mascella e mandibola) interessando sia soggetti adulti che in fase di crescita.

ETIOPATOGENESI DELLE MALOCCLUSIONI

La maggior parte delle malocclusioni è di tipo ereditario, causata per lo piu' da una combinazione di fattori genetici trasmessi ereditariamente dal patrimonio genetico dei genitori.

Tra queste ricordiamo:

· L’affollamento dentario, ossia la sovrapposizione dei denti spesso conseguente alla mancanza del naturale spazio di allineamento;

· I diastemi interdentali , intendendo lo spazio presente tra un dente e l’altro con mancanza del punto di contatto.

· I denti soprannumerari, ovvero elementi dentari in eccesso rispetto alla normale formula dentaria;

· Le agenesie, meglio definite come assenza congenita del germe di uno o più denti decidui o permanenti.

· La crescita ossea mascellare in eccesso e difetto ed in questo caso alla semplice mal posizione dei denti si associa una malocclusione di tipo scheletrico dovuta ad una crescita eccessiva o deficitaria del mascellare superiore o della mandibola.

Vi sono poi malocclusioni conseguenti ad abitudini viziate e fattori ambientali quali:

· Succhiamento del dito: se il bimbo tiene in bocca per molte ore il dito, questo esercita una pressione sul palato e sui denti che si spostano in avanti creando il caratteristico aspetto “a coniglietto”; il dito tenderà a creare uno spazio tra i denti superiori e inferiori che non potranno più combaciare correttamente (morso aperto anteriore) ed il palato sarà più stretto e alto del normale (palato ogivale).

· Deglutizione atipica : si verifica quando la deglutizione non segue le modalità caratteristiche dell’adulto ma persiste il modello di deglutizione infantile oltre quel periodo ritenuto fisiologico (5-7 anni di età). In queste situazioni la lingua spinge contro i denti o fra i denti, e l’occlusione si verifica per lo più a livello molare. I muscoli masticatori risultano ipotonici poiché non sono usati completamente per portare i denti in pieno contatto tra di loro, mentre i muscoli periorali sono eccessivamente contratti per formare il sigillo anteriore ed offrire alla lingua un solido supporto per poter spingere il bolo verso la faringe e per impedire che il cibo fuoriesca dalla bocca

· Spinta linguale sui denti , associata a deglutizione atipica, onicofagia e altre abitudini viziate o a delle vere e proprie situazioni di macroglossia; in queste condizioni la lingua esercita una forza eccessiva a carico dei denti e delle strutture ossee di sostegno, che si mal posizionano.

· Onicofagia , ossia la scorretta abitudine di mangiarsi le unghie che condiziona una posizione errata della lingua.

· Respirazione orale che è associata alla presenza di allergie, tonsille ingrossate o adenoidi, per cui i piccoli pazienti tendono a respirare con la bocca tenendola aperta e mantenendo la lingua in basso.

· Carie e/o traumi che provocano la perdita prematura dei denti da latte o dei permanenti con la conseguente presenza di uno spazio vuoto nell’arcata dentaria che favorisce lo spostamento anomalo o l’inclinazione scorretta degli elementi dentari contigui.

MATERIALI

L'apparecchio ortodontico è lo strumento che selezioniamo per realizzare l'obbiettivo terapeutico, capace di spostare i denti nel migliore allineamento e nella posizione d'occlusione più funzionale.

Gli apparecchi "fissi"

L'apparecchio ortodontico fisso più popolare è composto di attacchi (brackets) metallici o ceramici che vengono “incollati” ai denti con resine composite; ogni attacco e' unito agli altri da un filo metallico che puo' essere modellato o sostituito durante le visite di controllo: oltre al filo sugli attacchi possono essere agganciati elastici, molle, trazioni extraorali che ci permettono di ottenere qualsiasi spostamento dentale noi desideriamo tanto che l’ uso dell’apparecchio fisso permette la correzione di malposizionamenti dentali non trattabili con altri apparecchi. Gli attacchi sono generalmente applicati esternamente sui denti, anche se qualche autore ha messo a punto una tecnica cosiddetta "linguale": queste apparecchiature sono però meno maneggevoli e presentano maggiori limitazioni di quelle vestibolari.

Ecco allora che le industrie hanno proposto attacchi esterni, archi e legature trasparenti: tali innovazioni aumentano senz'altro il grado di accettazione da parte dei pazienti, permettendo al tempo stesso una buona accessibilita' operativa. Gli apparecchi fissi possono essere messi e tolti solo in studio; sono solitamente usati negli adolescenti quando quasi tutti i denti permanenti sono presenti. Con questa tecnica si possono ottenere spostamenti dentari tridimensionali con una azione"continua".

Ultimamente è possibile ottenere risultati analoghi attraverso apparecchiature rimovibili e poco vistose (vedi per es."Invisalign", dedicato ad alcuni casi di allineamento sugli adulti che non possono mettere la apparecchiatura fissa tradizionale, soprattutto per motivi estetici...)

L'apparecchio "mobile"

L’apparecchio mobile viene così definito perché il paziente lo puo' mettere e togliere da solo. Per poter esplicare la sua azione necessita ovviamente di una buona collaborazione da parte del paziente! Gli apparecchi ortodontici rimovibili vengono utilizzati principalmente al fine di risolvere discrepanze scheletriche tra il mascellare superiore e la mandibola per l'azione di stimolo e riequilibrio delle forze biologiche del paziente (funzionali), oppure per le forze prodotte dall'attivazione di parti meccaniche incorporate (meccanici): viti, molle, archi vestibolari. E'di solito usato nei pazienti in fase di crescita, per correggere le "abitudini viziate” e stimolare la corretta crescita mascellare.

METODI E PROTOCOLLO OPERATIVO

Tra le numerose tecniche utilizzate in ortodonzia, quella di cui noi ci avvaliamo è la “Tecnica Bidimensionale” della Boston University (testi di riferimento “Tecnica Bidimensionale teoria e pratica” di A. Giannelly e “Il Giardino dell’Ortodonzia” di G. Cozzani). Sulla base delle tecniche da noi utilizzate, viene eseguita una diagnosi alquanto dettagliata di ogni singolo caso clinico ed un conseguente piano di trattamento seguendo un iter terapeutico ben preciso ed organizzato:

1. Il paziente viene sottoposto ad una visita odontoiatrica generica durante la quale vengono valutati numerosi elementi sia intra che extraorali al fine di stabilire la necessità o meno di sottoporre il paziente ad un trattamento ortodontico.

Nel corso della suddetta visita vengono valutati i seguenti elementi clinici:

- Presenza e caratteristiche degli elementi dentari presenti in bocca in relazione all’età del paziente;

- Rapporti occlusali tra le arcate dentarie;

- Presenza di abitudini viziate

- Caratteristiche extraorali riguardanti il volto ed il profilo cutaneo del paziente e quindi l’estetica.

2. Se si ritiene che il paziente necessiti di trattamento ortodontico fisso e/o mobile sulla base degli elementi clinici raccolti, vengono richieste 2 radiografie, ovvero la Rx panoramica delle arcate dentarie (OPT) e la Teleradiografia latero-laterale (teleRx), al fine di avere un quadro preciso del profilo cutaneo e delle strutture ossee e, al contempo, si procede a rilevare impronte in alginato di entrambe le arcate dentarie sulle quali successivamente verranno riprodotti i modelli in gesso cosiddetti “da museo” che rappresentano gli stampi iniziali di riferimento. Il paziente viene sottoposto ad un servizio fotografico completo intra ed extraorale che viene ripetuto a fine trattamento al fine di confrontare il caso ad inizio e fine trattamento.

3. Sulla base delle radiografie eseguite viene realizzato, mediante l’utilizzo di un programma software definito “Fastceph”, un tracciato cefalo metrico, ovvero un insieme di dati che consentono di studiare in maniera precisa i rapporti esistenti tra i denti e le basi ossee mascellari tenendo conto della crescita e, dunque, dell’età del paziente. Sulla base di questi dati viene elaborato un piano di trattamento terapeutico mobile e/o fisso che verrà presentato al paziente (o al genitore in caso di minore) e che avrà come scopo la risoluzione della malocclusione.

4. Presentazione del piano di trattamento ed accettazione. L’operatore medico discute con il paziente e con i genitori dello stesso il tipo di scelta terapeutica eseguita, le modalità con le quali la terapia verrà effettuata, i tempi tecnici ed il costo di tutto il trattamento ortodontico.

TRATTAMENTO ORTODONTICO FISSO

Se il piano di trattamento prevede un apparecchio di tipo fisso si esegue il bondaggio (applicazione dei brackets sui singoli elementi) di una o di entrambe le arcate come da prescrizione e se necessario vengono applicate delle bande sui primi molari superiori e/o inferiori, nel caso di apparecchiature tipo REP (espansore rapido del palato), barra di Gosgharian, eventuale TEO (tensione extra orale), previa applicazione di elastici di separazione tra i denti contigui. I brackets utilizzati saranno scelti tra quelli della tecnica bidimensionale o edgewise.

A questa prima seduta ogni 21 giorni circa ne seguiranno altre di controllo durante le quali verranno eseguite le opportune modifiche sul dispositivo in base ai movimenti dentari ottenuti. Si applicheranno archi differenti: prevalentemente al nichel-titanio per l’allineamento ed il livellamento, ed in acciaio rettangolari per i movimenti corporei.

Ogni 3 mesi circa verranno rieseguite le foto intra ed axtraorali per valutare i cambiamenti ottenuti e lo stato del paziente.

Terminato il trattamento, dopo 30 mesi circa, si procederà con la rimozione del dispositivo, la presa delle impronte per i modelli di studio di fine caso e la contenzione meccanica al fine di consolidare e mantenere inalterati i risultati ottenuti con la terapia: la scelta del tipo di contenzione da adottare dipenderà anche dalle caratteristiche della malocclusione trattata. Inferiormente è frequente l’uso del retainer.

TRATTAMENTO ORTODONTICO MOBILE

In caso il trattamento preveda una terapia con dispositivo mobile, l’operatore rileva le impronte di entrambe le arcate ed una cera di costruzione del morso che servirà per permettere al tecnico specializzato la costruzione dell’apparecchio ortodontico mobile.

L’operatore consegna al paziente il dispositivo e spiega in maniera dettagliata le modalità ed i tempi di impiego cercando di sollecitare il più possibile la collaborazione del paziente.

Dopo aver consegnato il dispositivo, il paziente verrà sottoposto a controlli mensili (in media ogni 21 giorni), durante i quali l’operatore apporterà sul dispositivo le opportune modifiche, in base all’andamento del trattamento e alla scelta terapeutica eseguita.

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